14.06.2007 ore 17.48
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  "Dall'Italia un cattivo esempio. Può lavorare? Può anche fuggire"  
 

Parla Efraim Zuroff, l'erede di Simon Wiesenthal nella caccia agli ultimi nazisti. "Compassione è dovuta a vittime e familiari, non a 'simpatici vecchi' che non si sono pentiti"
di Andrea Tarquin

BERLINO - «Per me è stato uno choc Guai a dare segni di clemenza verso i criminali nazisti: per quanto vecchi siano, restano criminali. E Priebke, c´è il pericolo che fugga». Efraim Zuroff, l´erede di Simon Wiesenthal alla guida del centro internazionale per la caccia agli ultimi nazisti, commenta così la libertà di lavoro per Priebke.

Qual è stata la sua prima reazione?
« Uno choc, appunto. Ho visto all´opera la sindrome della simpatia rivolta verso soggetti sbagliati. Non si merita simpatia o compassione solo perché si è vecchi. Simpatia e compassione sono dovuti alle vittime e ai loro familiari, non ai criminali che ancora oggi non si pentono. Noi seguiremo attentamente gli sviluppi del caso a Roma, vedremo cosa fare. La decisione ci indigna».

La simpatia immeritata è un sentimento di cui i criminali nazisti secondo lei approfittano spesso?
« Fanno di tutto per presentarsi come poveri vecchi malati davanti al pubblico. Senza nemmeno dire di aver commesso "errori" da giovani. Ma il problema con cui facciamo i conti in molti paesi è, spesso, la mancanza di volontà politica di tradurli davanti alla giustizia, magari per paura di decisioni impopolari».

E con l´Italia come va?
« Negli ultimi tre anni ha fatto grandissimi progressi nel processare criminali nazisti. Uno sviluppo molto positivo. Tanto più deprimente è l´incresciosa decisione a favore di Priebke. Ma l´Italia è anche il paese in cui le decisioni vengono rovesciate. Priebke venne prima liberato, poi processato».

Come giudica le reazioni dei politici e del paese?
« Sono molto incoraggiato dalla condanna del sindaco di Roma, Veltroni, dalla comunità ebraica, dai veterani della resistenza. La loro indignazione è la reazione giusta».

Quanto è grande il rischio che Priebke fugga?
« Attenti, nel caso di uno come Priebke è un rischio serio. Potrebbe tentare di fuggire. Magari in Svizzera, nazione che non ha accordi di estradizione con voi. O altrove. Se può lavorare è ancora in forma».


Ci sono possibilità giuridiche per una campagna internazionale?
« La cosa più importante ora è vigilare e tenere alta la protesta».

Teme che il permesso di lavoro a Priebke rafforzi chi minimizza o nega l´Olocausto, e chi chiede di dimenticare?
« Ogni privilegio o clemenza per i criminali nazisti incoraggia chi pensa che i nazisti fecero cose giuste. E´ la conferma di una realtà terribile: o si sceglie la punizione senza clemenza per chi non ebbe alcuna clemenza verso le vittime, o la lotta contro di loro non è finita. La clemenza dà un segnale letale alle giovani generazioni. Guai a far capire che la vecchiaia trasforma un criminale in un poveretto».

Quanto è grande il pericolo in Europa?
« Ci sono altri casi di clemenza. Harry Mannil, ex ufficiale della polizia collaborazionista èstone, oggi è l´èstone più ricco del mondo. Vive libero in Venezuela, il governo dell´Estonia ha rinunciato ad azioni giudiziarie. O Milivoj Asner, che vife libero a Klagenfurt, Austria. O Sandor Kepiro, libero in Ungheria. O tanti altri. La negazione e la minimizzazione sono vive, sono tra noi. La simpatia errata incoraggia i neonazisti di cui l´Europa è piena. Ogni debolezza verso i criminali di ieri incoraggia i killer di domani».

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