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LI CHIAMANO “Most
Wanted”, come i fuorilegge introvabili del Far West, eppure molti
di loro sono già stati scovati, identificati e processati per i loro
crimini vecchi più di sessant’anni. Sono persone ormai anziane, anzi
- nessuno si offenda - sono vecchi: novantenni, centenari. In alcuni
casi la data di nascita va talmente indietro nel tempo che si pensa
siano morti. Ma finché non c’è certezza, il centro Simon Wiesenthal
continuerà a inseguirli, stanarli, portarli davanti a un giudice.
Loro sono i criminali nazisti ancora in vita che
non hanno pagato le loro colpe. Vecchie e nuove fughe più o meno
rocambolesche, cambi di nome, cittadinanza e residenza grazie all’aiuto
di burocrati compiacenti, ottusi o molto più facilmente corrotti.
E poi giudici compassionevoli convinti dall’età avanzata degli imputati
o avvocati difensori senza scrupoli che speculano su ogni cavillo.
Anche se il cliente ha ucciso o fatto uccidere, dieci, centi, diecimila
civili che in tempo di guerra avevano avuto la sfortuna di trovarsi
nel posto sbagliato al momento sbagliato. Punire chi ha incarnato
più di ogni altro il Male nel XX secolo e per decenni l’ha passata
liscia: è questo il senso della lista dei ricercati diramata e aggiornata
- ad aprile, come ogni anno - dal Centro Wiesenthal.
Un nome, Wiesenthal, che è una garanzia. Simon Wiesenthal,
morto nel 2005, era un sopravvissuto all’Olocausto che dedicò il
resto della sua vita a raccogliere informazioni sui criminali nazisti.
Era un “cacciatore di nazisti”: una definizione che lui amava fino
a un certo punto, ma che gli calzava a pennello.
Ora a continuare il suo lavoro sono i suoi discepoli: gente che magari all’epoca
del nazismo nemmeno era nata, ma che è animata dallo stesso sentimento
di rivalsa, o meglio di giustizia, del vecchio Simon. Tra questi
c’è Efraim Zuroff, newyorchese, 60 anni. È lui il direttore del Centro,
è lui che mette la firma sul “Report”, depennando chi è morto e chi
finalmente ha pagato su questa terra, messo dietro alle sbarre nonostante
l’età, perché finalmente “colpevole”.
La lista dei criminali nazisti non ancora colpevoli per la giustizia degli uomini
è ancora lunga. Dal 2009 a oggi ne sono morti due nella Top Ten dei
“Most wanted”, ma al Centro Wiesenthal non si arrendono, li rimpiazzano
con altri nazisti. Dicono sia un buon modo per tenere viva la memoria,
ma loro agiscono come veri detective. Non si arrendono, ad esempio,
all’idea che Alois Brunner, braccio destro di Adolf Eichmann, sia
morto. Non hanno le prove, e allora vale sempre la pena di cercarlo,
anche se oggi, se fosse vivo, avrebbe 98 anni. Lo stesso alone di
mistero circonda uno dei tanti Dottor Morte dei campi di concentramento:
Aribert Heim. Non si sa dove sia, ma ci sono documenti relativamente
recenti che fanno credere possa essere ancora nascosto in Egitto.
Poi c’è Adolf Storms, sfuggito ai cacciatori di nazisti
e trovato l’anno scorso da uno studente che - molto semplicemente
- ha cercato il suo nome in un elenco telefonico. C’è il poliziotto
che sterminava le spie, quello che non sopportava gli zingari e quello
che ammazzava senza fare distinzioni. Gente che ha sulla coscienza
massacri che si sono portati via città intere, come Peter Egner,
responsabile dell’eccidio di 17.444 civili. È ancora vivo, e gli
Usa, a cui chiese la cittadinanza, non hanno detto no. È “solo” il
numero otto della lista.
Il numero uno è Sandor Kepiro, 96 anni: un ufficiale
ungherese che organizzava omicidi di massa in Serbia. Era il lontano
1942: condannato nel 1946, scappò; quando lo ritrovarono , l’Ungheria
non volle considerare la pena di allora adatta ai tempi di oggi.
Il nuovo processo, iniziato nel 2007, non è ancora finito, disperso
tra i faldoni dei giudici. Ecco a che serve la lista Wiesenthal:
non dimenticare.
ilsecoloxix.ilsole24ore.com
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